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Antitrombina III bassa

Cosa si intende per Antitrombina III bassa

L'Antitrombina III è una glicoproteina prodotta dal fegato che svolge un ruolo cruciale nella regolazione della coagulazione del sangue, agendo come un anticoagulante naturale. Quando le analisi evidenziano Antitrombina III bassa, significa che la concentrazione o l'attività di questa proteina è inferiore ai valori normali, generalmente compresi tra l'80% e il 120%. La sua funzione principale consiste nell'inibire la trombina e altri fattori della cascata coagulativa, prevenendo così la formazione eccessiva e inappropriata di coaguli. Una carenza di questa proteina altera il delicato equilibrio emostatico e predispone a un rischio significativamente aumentato di trombosi.

In condizioni normali, quando un vaso sanguigno viene danneggiato, l'organismo attiva una serie di reazioni che portano alla formazione di un coagulo per arrestare l'emorragia. Questo processo, chiamato emostasi, deve essere finemente regolato per evitare sia perdite eccessive di sangue sia la formazione di coaguli dove non sono necessari. L'antitrombina III interviene proprio in questo delicato equilibrio, rallentando la cascata coagulativa e impedendo che i coaguli si formino in modo incontrollato. Quando questa proteina è carente o non funziona correttamente, il sangue tende a coagulare più facilmente del dovuto, aumentando il rischio di eventi tromboembolici potenzialmente gravi.

Il deficit di antitrombina III può essere di due tipi: quantitativo (tipo 1), quando l'organismo non ne produce a sufficienza, oppure funzionale (tipo 2), quando la proteina è presente in quantità normali ma non funziona adeguatamente. Per distinguere tra queste due forme, il medico può richiedere sia il dosaggio dell'antigene sia il test di attività funzionale.

Cause dell'Antitrombina III bassa

Le cause del deficit di antitrombina III si distinguono in congenite e acquisite. Le forme congenite sono malattie genetiche ereditarie relativamente rare, con una prevalenza di circa 1 caso su 2000-5000 persone, trasmesse principalmente con modalità autosomica dominante. Chi eredita un gene alterato da uno dei genitori (eterozigote) presenta tipicamente i primi episodi trombotici tra i 20 e i 30 anni di età, mentre la forma omozigote, in cui entrambi i geni sono mutati, è estremamente rara e spesso incompatibile con la vita fetale. La storia familiare di trombosi venose in età giovanile rappresenta un campanello d'allarme che suggerisce l'opportunità di indagare questo deficit.

Tra le cause acquisite, le malattie epatiche occupano un posto di primo piano poiché il fegato è l'organo responsabile della sintesi dell'antitrombina III: cirrosi, epatite cronica e insufficienza epatica riducono significativamente la produzione di questa proteina. La sindrome nefrosica causa invece una perdita di antitrombina attraverso le urine. Altri fattori includono la coagulazione intravascolare disseminata (CID), che consuma rapidamente i fattori anticoagulanti, gravi traumi fisici, interventi chirurgici maggiori e sepsi. Anche l'uso di contraccettivi orali contenenti estrogeni, la gravidanza e la terapia con eparina possono ridurre temporaneamente i livelli di antitrombina III.

Sintomi di Antitrombina III bassa

Di per sé l'Antitrombina III bassa non provoca sintomi diretti e spesso viene scoperta solo dopo un episodio trombotico o durante screening di routine. La carenza di questa proteina anticoagulante rimane silente fino a quando non si manifesta con la formazione di un coagulo in una sede inappropriata. Molte persone portatrici del deficit, soprattutto nella forma ereditaria, possono vivere per anni senza alcun disturbo, mentre altre sviluppano trombosi già in giovane età.

Le manifestazioni cliniche più comuni associate al deficit di antitrombina III includono:

  • Gonfiore improvviso a una gamba, tipicamente al polpaccio o alla coscia
  • Dolore e senso di tensione all'arto colpito
  • Arrossamento e calore localizzato sulla pelle
  • Vene superficiali più visibili del normale
  • Dolore toracico acuto che peggiora con il respiro
  • Tachicardia e battito cardiaco accelerato
  • Tosse, talvolta con tracce di sangue

Nelle donne, la carenza di antitrombina aumenta significativamente il rischio di complicanze durante la gravidanza, inclusi aborti ripetuti e trombosi placentare. Chi ha una storia personale o familiare di trombosi in giovane età, trombosi in sedi inusuali come vene cerebrali o mesenteriche, o aborti ricorrenti, dovrebbe sottoporsi a uno screening per trombofilia che includa il dosaggio dell'antitrombina III.

Come aumentare i valori di Antitrombina III bassa

A differenza di altre carenze che si correggono con modifiche alimentari o integratori, il deficit di antitrombina III richiede un approccio medico specifico poiché non esistono alimenti o sostanze naturali in grado di aumentarne i livelli. Quando la carenza è acquisita e dipende da una patologia sottostante, il trattamento si concentra sulla malattia di base: curare l'insufficienza epatica, gestire la sindrome nefrosica o risolvere la coagulazione intravascolare disseminata può contribuire a normalizzare i valori. Se il deficit è causato da farmaci come contraccettivi orali, il medico valuterà l'opportunità di sospenderli o sostituirli con alternative più sicure.

Per prevenire le complicanze trombotiche nei pazienti con deficit di antitrombina III, la strategia principale è la terapia anticoagulante. I farmaci più utilizzati sono gli anticoagulanti orali diretti o il warfarin, da assumere a lungo termine sotto stretto controllo medico. In situazioni ad alto rischio, come interventi chirurgici, immobilizzazione prolungata o gravidanza, può essere necessaria la somministrazione di eparina a basso peso molecolare. 

Uno stile di vita attivo, evitare l'immobilità prolungata, mantenere un peso corporeo adeguato e astenersi dal fumo sono misure che aiutano a ridurre il rischio trombotico complessivo. 

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